A Bologna la seconda tappa del workshop “In nome della legalità”.

«La lotta al gioco d’azzardo patologico è da sempre uno degli obiettivi di ogni singolo anello della filiera del gioco, e sapere di essere in linea con una regione come l’Emilia Romagna nella promozione della legalità dà ancora più valore al nostro lavoro».

Alejandro Pascual, Amministratore Delegato di Codere Italia, ha aperto con queste parole la seconda tappa del workshop itinerante “In nome della legalità 2.0” che si è svolta a Bologna il 22 novembre. La scelta di portare il workshop in Emilia Romagna non è affatto casuale: da un lato c’è il peso che la regione ha per il mercato dei giochi – considerando la sola rete fisica, nel 2015 ha garantito una raccolta di quasi 6 miliardi, l’8,5% del dato nazionale, e ospita 34.246 newslot (l’8,2% dell’intera rete) e 5.206 videolottery (quasi il 10% del totale) – dall’altro il recente intervento normativo.

Il Consiglio Regionale ha adottato infatti nei mesi scorsi un Testo Unico sulla Legalità che – assieme ad una serie di interventi studiati per contrastare l’usura, tutelare la sicurezza sul lavoro, assicurare il sostegno per il recupero di immobili confiscati per finalità sociali, e assistere le imprese sequestrate – introduce anche alcune limitazioni all’offerta dei giochi (come le distanze di 500 metri dai luoghi sensibili) con il doppio obiettivo di contrastare i rischi di dipendenza, e le possibili infiltrazioni criminali. Obiettivi che comunque condivide anche il settore dei giochi.

Dopo l’approvazione della Legge Balduzzi, ad esempio, gli esercenti hanno il compito di diffondere informazioni utili per ridurre le patologie. Ma l’impegno degli operatori va spesso oltre, e Codere ha studiato così a un percorso online – il Codere Training – per formare gli operatori.

«Il gioco d’azzardo è un tema con rischi sociali e personali molto complessi e come per tutti i problemi complessi non esistono risposte semplici e predefinite» ha commentato Matteo Iori, Presidente Conagga-Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d’Azzardo, intervenendo al workshop: «Ciò che davvero può fare la differenza è un lavoro di riduzione dei rischi svolto insieme da tutti gli attori interessati dal gioco: senza ipocrisie, ognuno per le proprie competenze, attraverso proposte concrete e tutti con l’obiettivo di ridurre i danni del gioco d’azzardo patologico».

Per quanto riguarda invece i rischi di infiltrazione della malavita, servirebbero non solo degli interventi normativi, ma anche una sorta di rivoluzione culturale. Ne è convito Ranieri Razzante, Presidente dell’Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio e docente di Legislazione antiriciclaggio all’Università di Bologna: «La principale difficoltà è l’assenza di una legislazione penale all’altezza e di un coinvolgimento dei Big players del settore, visti spesso solo come “produttori” di illegalità e non come veicoli di messaggi Antimafia e di collaboratori nella prevenzione».

I Monopoli dal canto loro sottopongono da tempo la rete a controlli serrati. «Il settore risulta uno dei più monitorati nel panorama economico nazionale, dal momento che la percentuale di operatori del gioco fisico che vengono annualmente sottoposti a verifica è complessivamente superiore al 50%»ha spiegato Armando Iaccarino, Direttore dell’Ufficio Governo, Accertamento e Riscossione dell’ADM.

Ma Iaccarino ha anche sottolineato il ruolo che ha una rete capillare nel contrasto all’illegalità:

«Interventi che determinino la riduzione dell’area del gioco legale possono mettere a rischio obiettivi importanti come la tutela del giocatore, la tutela dei minori e soprattutto il contrasto alla criminalità organizzata. Ma la grande mole di informazioni proveniente dall’area del gioco legale è di indubbia utilità per qualsiasi analisi si voglia fare relativamente ai fenomeni del gioco compulsivo, sia sotto il profilo della conoscenza di tale fenomeno, sia sotto il profilo delle misure e degli interventi da adottare».

Un’attività che nel corso del tempo ha consentito alle Forze dell’Ordine di maturate il know-how necessario per effettuare controlli mirati, evitando così di disperdere energie inutilmente. «Nel triennio 2014- 2016 il numero dei controlli si è ridotto: è passato dagli oltre 9000 nel 2014 ai 4000 circa dei primi 10 mesi del 2016» ha evidenziato ad esempio il Tenente Colonnello Danilo Lucarelli, del Comando Provinciale della Guardia di Finanza, riferendosi ai controlli fiscali.

«Monitorando ad esempio la raccolta media dei punti gioco, si possono mettere in evidenza eventuali discrepanze da approfondire. Questo per evitare controlli indiscriminati e favorire una forma di controllo sempre più mirato».

Ma per contrastare i rischi di dipendenza, e le possibili infiltrazioni criminali, secondo Pascual, è necessario anche portare avanti un confronto continuo tra istituzioni e operatori del settore: «E’ tempo di trovare un accordo tra tutti i soggetti che a vario titolo compongono lo scenario»ha concluso l’AD di Codere Italia.

«Senza tale accordo lasceremo nelle mani dell’illegalità e delle associazioni criminali un mercato che, a livello internazionale, è considerato un esempio di eccellenza».

Articolo scritto da Gioel Rigido sul numero 93 del 25 novembre 2016 di Totoguida e Scommesse.

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