Regioni ed Enti Locali saranno liberi di adottare i distanziometri a proprio piacere senza limitazioni.

Un anno e mezzo di trattative, con il Governo che snocciolava proposte sul tavolo cercando di addomesticare i distanziometri adottati da Regioni e Comuni, e questi ultimi che battevano i pugni sul tavolo perché le soluzioni erano troppo blande.

E alla fine – nella Conferenza Unificata del 3 agosto – si è scoperto che il Governo in realtà era perfettamente in sintonia con gli Enti Locali.

«La riduzione dei punti di gioco è un obiettivo del Governo. La riduzione delle slot è un obiettivo del Governo. La lotta alle ludopatie è un obiettivo comune.

Abbiamo fatto una scelta condivisa di riposizionare le sale secondo le sensibilità che sono emerse in questi anni» ha spiegato al termine Pier Paolo Baretta, il sottosegretario all’Economia che ha condotto le trattative in questi mesi.

La firma definitiva dell’accordo è prevista per il 7 settembre prossimo, in sostanza la nuova proposta non tocca i distanziometri, Regioni e Enti Locali saranno liberi di adottarli a proprio piacere, e non avranno alcuna limitazione né alle distanze, né alla liste dei luoghi sensibili. Salve anche le fasce orarie, lo stop al gioco però potrà durare al massimo sei ore al giorno.

Riassunta così, la nuova proposta del Governo potrebbe sembrare una resa incondizionata, l’accordo non sembra cambiare una virgola dell’attuale situazione.

Tanto che le parole con cui Antonio De Caro, presidente dell’Anci, ha riassunto il traguardo raggiunto («Fino a oggi c’erano tante leggi regionali che prevedevano cose diverse. Adesso ci sarà una legge nazionale») sono suonate quasi come una minaccia.

In realtà gli operatori dei giochi qualche motivo di tirare un sospiro di sollievo lo hanno. La riduzione delle slot è già partita, il ministro all’Economia Pier Carlo Padoan ha firmato a inizio mese il decreto che prevede il taglio di un 15% degli apparecchi entro il 31 dicembre, e di un altro 15% entro il 30 aprile del 2018.

Alla fine rimarranno 265mila slot (ora ce ne sono circa 400mila) e questo vuol dire che da qualche parte quelle macchine andranno sistemate.

Il numero delle sale verrà invece dimezzato, resteranno 18mila sale, (10mila agenzie o negozi che hanno come attività prevalente la vendita dei giochi, 5mila corner, e 3mila tra sale vlt e Bingo), e altri «30-35mila esercizi che saranno in grado di ottenere la certificazione per la vendita di gioco pubblico».

E quindi resteranno circa 50mila esercizi. Saranno però Regioni e Comuni a decidere dove posizionarli. E su quest’ultimo aspetto non si poteva fare altrimenti, come ha spiegato ancora Baretta: «Spetta agli enti locali programmare il territorio, non è una concessione che abbiamo fatto, è una costatazione».

Ma il sottosegretario ha anche messo in evidenza che per gli enti locali non si tratta solamente di un potere, ma anche di un onere, perché Regioni e Comuni non potranno eliminarli quei punti. «Se una Regione impedisse la distribuzione di quelle 50mila sale verrebbe meno all’impegno.

Dovrà insomma calibrare i distanziometri per redistribuire le sale che dovranno rimanere » Il rischio però è che si creino delle gambling zone, delle aree in cui verranno concentrate tutte le sale, o magari – come fanno negli Usa, gli Stati che hanno legalizzato i casinò – che le sale vengano allineate lungo i confini, in modo da attrarre soprattutto i giocatori degli Stati confinanti.

Ma per Baretta «Sarebbe un errore prevedere ampie aree dove non ci sono sale, e ampie aree in cui si concentrano le sale».

Questo accordo, secondo il sottosegretario, permetterà di «riequilibrare la presenza delle sale sul territorio», intervenendo sia in quelle zone in cui c’è un’offerta eccessiva, sia in quelle dove invece è al di sotto della media. Insomma “cambia la logica dell’approccio”. E poi c’è la possibilità di sbloccare finalmente le gare per le scommesse e il bingo.

«Vanno fatte» ha detto senza mezzi termini Baretta. E quindi si è augurato che già «dall’8 settembre si metta in moto l’iter», ovvero non appena firmato l’accordo. Restano adesso le incognite, a iniziare dal fatto che la firma vera e propria ancora non c’è.

Le Regioni del resto hanno chiesto di rinviarla alla fine della pausa estiva, e quindi hanno un mese per riflettere. Senza considerare che nell’ultimo anno e mezzo il tavolo è saltato diverse volte, nonostante l’accordo sembrasse raggiunto. «Non posso nemmeno prendere in considerazione l’ipotesi che non firmino» ha replicato asciutto Baretta.

«C’è un’esplicita dichiarazione di consenso all’impianto della proposta. Le altre volte c’erano semplici rinvii, adesso c’è una pre-intesa». E poi c’è quel limite inderogabile di 50mila sale; le Regioni non lo dicono apertamente, ma alcune non sembrano soddisfatte. Insomma, alcune probabilmente pensano che invece di dimezzare il numero delle sale, si potrebbe arrivare a un taglio maggiore.

Ma anche questa è un’ipotesi che il Sottosegretario ha respinto: «Le Regioni non hanno mai sollevato questa obiezione, avrebbero dovuto farlo ora e non lo hanno fatto. E a settembre sarà troppo tardi per farlo».

Articolo scritto da Gioel Rigido sul numero 64 del 11 agosto 2017 di Totoguida e Scommesse.

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