Di quanto sia importante oggi la mise o abbigliamento, nella vita di tutti i giorni, così come nel microcosmo del mondo dei giochi, poker in primis, abbiamo già discusso in un precedente articolo.

In questo scritto ciò che si metteva in luce era infine quanto il dress code riuscisse non solo ad influenzare il nostro umore (e tendenzialmente il nostro gioco), ma quanto fosse in grado di caratterizzare situazioni e delineare  personalità.

Oggi estendiamo il concetto anche alle case da gioco live, meglio note come i Casinò, strutture  non estranee all’attenzione per lo style e portavoce di un’evoluzione concreta in tal senso.

Se in passato infatti vi erano ferree regole ed imposizioni rigorose riguardo il vestiario da indossare, oggi viene data ben più ampia libertà di scelta.

Fattori come comodità, gusto, eleganza e creazione di un proprio stile regolano le scelte sull’abbigliamento da indossare durante un evento o una serata al Casinò: motivazioni quindi del tutto personali che devono sottostare alle poche regole ancora vigenti in materia e che per lo più parlano di “abbigliamento consono” e non ammettono il cappello e gli shorts (divieti anche questi verso il disuso).

Ben altra cosa rispetto all’imposizione dell’abito lungo.

Oggi il giocatore è tendenzialmente libero di indossare ciò che più gli garba e che, soprattutto, potrebbe portargli fortuna. Eh sì signori, perché a dispetto di quello che molto spesso sono abituati a dire, i players rimangono essenzialmente superstiziosi.

Se non indossano un capo che pare “portargli bene” è molto probabile che abbiamo almeno un amuleto o portafortuna in tasca.

La Superstizione, proprio lei, quasi un tabù del mondo pokerstico, fatto di matematica e calcoli probabilistici, così aleatoria, antiquata, anche priva di fondamento, eppure, così attuale e presente tra i tavoli verdi.

E’ in nome di questa Signora che possiamo spiegarci tanti gesti apparentemente privi di senso che non di rado vediamo compiere tra i players di tutto il mondo.

Giri intorno alla sedia, imprecazioni al malcapitato dealer di turno, richiesta ossessiva del cambio del mazzo, accostamenti coloristici quanto meno bizzarri tra t-shirt e pantalone, sono tutte azioni che tradiscono una latente, ma difficile da demolire, superstizione di fondo.

La tendenza a riporre “energie” ad abiti e/o amuleti non ha risparmiato nessuno nel contesto pokeristico, neppure il november nine Filippo Candio che, durante il Main Event di Las Vegas, ha ammesso di aver lavato la stessa felpa tutte le sere per indossarla l’indomani sui tavoli da gioco.

Uno dei pochi a “fare outing” ma, vi assicuriamo, uno dei tanti ad avere questo atteggiamento quasi feticista dell’attribuire un potere ad indumenti e/o oggetti.

La lunga lista poi di rituali compiuti dai giocatori al tavolo potrebbe continuare all’infinito: c’è chi deve raccogliere le carte prima che il dealer abbia finito, chi deve scoprirle con la mano sinistra, chi – come la sottoscritta – disporre le due carte perfettamente l’una sull’altra prima e guardarle solo al momento del proprio turno di azione.

Ce n’è per tutti i gusti ed essendo un argomento così vario ed interessante, direi che possiamo tenerlo per un prossimo articolo, quando indagheremo tutti i rituali compiuti al tavolo verde, azioni a cui ancora una volta, viene attribuito il potere di portare fortuna o viceversa.

Articolo di Romina D’Agostino per Il Giornale del Poker

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