Negli ultimi anni l’esperienza di navigazione in alcuni siti web è divenuta sempre più simile ad un videogioco.

Una volta registrati, ci viene assegnato uno score, un punteggio di base, che possiamo da subito aumentare compiendo delle azioni specifiche, che di solito comportano un’interazione con parti del sito o con gli altri membri registrati.

Man mano che facciamo esperienza, veniamo ricompensati ed entriamo a far parte di una classifica visibile a tutti.

I nostri progressi e quelli degli altri sono condivisi real time, come le notizie all’interno di una sito di informazione: fa notizia che abbiamo letto un articolo o scritto un commento.

Non solo fa notizia, ma riceviamo in cambio dei punti e dei riconoscimenti, siano essi medaglie o titoli.

Siamo così diventati dei players di un nuovo gioco: GAMIFICATION!

La gamification è proprio quel processo che trasforma in esperienza di gioco qualcosa che prima era al di fuori di questo mondo.

Perché la gamification funziona?

Il gioco è un’attività creativa che è alla base della vita e dell’esperienza sia degli uomini, sia degli animali. Basti pensare ai cuccioli di predatori che lottano e si mordono sul collo per gioco e intanto si allenano per quella caccia che sarà alla base della loro vita.

Si gioca anche per costruire e mantenere i legami sociali.

Perché nel gioco è importante che ci sia una ricompensa?

Nel nostro cervello esistono circuiti specifici della ricompensa, che si attivano rilasciando una sostanza eccitante, la dopamina, quando abbiamo successo e vinciamo qualcosa.

Nei giocatori d’azzardo patologici però è stato osservato che la dopamina viene rilasciata anche a seguito delle sconfitte. Per questo spesso essi continuano a giocare anche quando perdono (Linnet, 2010).

Un altro studio basato su compiti ad alta e bassa ricompensa ha dimostrato che la dopamina viene rilasciata durante il gioco d’azzardo sia nei soggetti patologici, sia nei soggetti di controllo e a prescindere dall’ammontare della ricompensa.

Nei giocatori d’azzardo patologici però, tanto più grave è il gioco patologico, tanto più elevata è la quantità di dopamina rilasciata (Joutsa, 2012).

In generale aspettarsi una ricompensa sembra già sufficiente a produrre eccitazione e la persona andrà a cercare gli stimoli che possono dargli la ricompensa che desidera.

Ecco perché la gamification si è diffusa così tanto negli ultimi anni: la sola aspettativa di un premio o di una ricompensa crea eccitazione nell’utente, che continuerà a ricercare quella sensazione.

Questo meccanismo porta l’utente a fidelizzarsi, cioè a scegliere preferenzialmente quell’ambiente che gli fornisce la ricompensa che per lui è migliore, quella di cui lui sente più il bisogno.

Il sistema di ricompensa crea così una dipendenza, non solo da chi elargisce la ricompensa, ma anche da quella sensazione di eccitazione che si produce dentro di noi.

Nelle poker room i punti accumulati possono essere cambiati o in oggetti o in iscrizioni ai tornei o anche in soldi.

Ecco dunque che il sito web della poker room ci fa giocare anche quando non stiamo seduti al tavolo a sfidare i nostri avversari.

Si tratta del vip system.

I punti accumulati definiscono lo status del giocatore, che progredisce per livelli successivi, in una struttura di gioco pressoché infinita: sfida-ricompensa-sfida-ricompensa…

Maturato un certo numero di punti, è possibile convertirli in un buono di denaro, un bonus, che viene depositato sul conto di gioco.

Di solito esistono 2 tipi di punteggi: uno che dà uno status e un altro che si crea in proporzione allo status e che può essere cambiato in oggetti o soldi.

Lo stesso principio è alla base della fidelizzazione con le grandi catene di distribuzione, come i supermercati: acquistiamo prodotti, accumuliamo punti, convertiamo i punti in somme di denaro da scalare dal conto o in oggetti da portare a casa.

Anche le community poker sono gamificate: si fanno punti leggendo un articolo di strategia; commentandolo; associando il proprio profilo social.

Se ci iscriviamo ad una poker room cliccando il suo banner all’interno del sito web di una community poker, otterremo un bonus da parte di entrambe.

Così tutto il mondo poker è collegato e diventa un grande gioco.

“Se una cosa può essere misurata, può diventare un gioco” (Jesse Schell).

Dott. Mauro Schiavella

BIBLIOGRAFIA

Arias-Carrión O, Pöppel E (2007), “Dopamine, learning and reward-seeking behavior”. Act Neurobiol Exp, 67 (4): 481–488.

Berridge KC, Robinson TE (1998), “What is the role of dopamine in reward: hedonic impact, reward learning, or incentive salience?”, Brain Res Brain Res Rev, Dec;28(3):309-69.

Joutsa J et al (2012), “Mesolimbic dopamine release is linked to symptom severity in pathological gambling”, Neuroimage, 2012 May 1;60(4):1992-9, Epub 2012 Feb 14.

Linnet J, Møller A, Peterson E, Gjedde A, Doudet D (2010), “Dopamine release in ventral striatum during Iowa Gambling Task performance is associated with increased excitement levels in pathological gambling”, Addiction, 2011 Feb;106(2):383-90, Epub 2010 Sep 30.

Contributi tecnici: Gabriele Galb Lepore, Professional Poker Player Sisal

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