Quando siamo in una situazione nella quale vogliamo mascherare intenzionalmente le nostre emozioni, i nostri pensieri e comportamenti, utilizziamo l’effortful control.

L’effortful control è “l’abilità di inibire un comportamento dominante per mettere in atto un comportamento secondario” (Rothbart, 2006).

Utilizziamo questa capacità quando è necessario adattarsi ad un ambiente. Per esempio quando ci sono stimoli che ci distraggono dall’eseguire un certo compito oppure quando sopprimiamo l’impulso a reagire in certo modo, a favore di un comportamento più utile in quel momento.

L’effortful control è dunque la capacità di regolare intenzionalmente i nostri pensieri, le nostre emozioni e i nostri comportamenti.

Chi gioca a poker sa bene di cosa stiamo parlando: poker face!

Nel poker live è poi necessario anche imparare a riconoscere e leggere le espressioni degli altri, oltre che a cercare di inibire le proprie.

In un recente studio pubblicato dalla rivista scientifica Emotion (Schneider, 2013), dei ricercatori si sono chiesti se fosse possibile che la modulazione intenzionale dei propri pensieri, emozioni e comportamenti potesse danneggiare la capacità di identificare quelli degli altri.

In particolare essi si sono focalizzati sull’influenza che il controllo intenzionale per sopprimere e imitare espressioni facciali esercita sulla sensibilità al riconoscimento delle emozioni.

Per misurare la sensibilità alle emozioni altrui, hanno misurato la velocità con cui i soggetti hanno identificato in maniera accurata espressioni facciali di emozioni che si intensificavano gradualmente.

A tal scopo hanno utilizzato l’elettromiografia, un esame strumentale che permette di valutare il modo di funzionare di nervi periferici e muscoli scheletrici.

Hanno così registrato l’attività dei muscoli della fronte, del labbro superiore e delle guance mentre i partecipanti guardavano su uno schermo un volto che esprimeva sei emozioni che gradualmente passavano da neutrali alla massima intensità di espressione.

Le emozioni studiate sono state: felicità, tristezza, paura, rabbia, sorpresa e disgusto.

Durante l’esperimento sono state date ai partecipanti delle istruzioni in maniera casuale: ad alcuni è stato chiesto di sopprimere intenzionalmente la propria espressione facciale; ad altri di imitare l’emozione vista nello schermo, esprimendola col proprio volto; ad altri ancora non sono state date istruzioni.

A tutti i partecipanti è stato chiesto di dire quale emozione fosse, non appena la avessero riconosciuta.

Qual è stato il gruppo più veloce?

Mentre il gruppo che aveva soppresso la propria espressione facciale è stato il più lento dei tre, non vi è stata una differenza così significativa tra coloro che hanno imitato intenzionalmente i volti e coloro ai quali non erano state date istruzioni.

Sembra dunque che “mantenere una poker face” possa rendere le persone meno sensibili al riconoscimento delle espressioni emotive facciali degli altri, facendogli perdere la capacità di identificarle quando sono di lieve intensità.

Infatti, i membri del gruppo, che aveva “tenuto la poker face”, non avevano sbagliato ad identificare l’emozione, bensì non l’avevano riconosciuta da piccoli segni, cioè quando il volto sullo schermo passava da neutrale ai primi gradi di espressione: i “poker face” avevano bisogno di arrivare a gradi più marcati dell’espressione per riuscire a dichiarare quale fosse.

I risultati di questa ricerca suggeriscono che sia difficile per una persona mantenere un controllo intenzionale sull’espressione delle proprie emozioni e allo stesso tempo leggere le emozioni degli altri, per lo meno quando queste espressioni emotive sono di lieve intensità.

Adottare in maniera costante e rigorosa una poker face durante un lungo torneo live, potrebbe costare davvero caro!

Potrebbe comportare uno sforzo  così eccessivo, da rendere quasi impossibile leggere le lievi espressioni facciali degli avversari, altrettanto impegnati a dissimulare le proprie e a cercare di leggere le nostre.

Come in un gioco di specchi, nel quale le immagini si riflettono l’una dentro l’altra all’infinito, senza più darci l’opportunità di distinguere l’immagine iniziale e alla fine dobbiamo per forza distogliere lo sguardo.

Dott. Mauro Schiavella

BIBLIOGRAFIA

Rothbart MK, Ellis LK, Rueda MR, Posner MI (2003), “Developing mechanisms of temperamental effortful control”, Journal of Personality;71(6):1113-1143.

Rothbart MK, Bates JE (2006), “Temperament”. In: Eisenberg N, ed. Social, emotional, and personality development, New York, NY: Wiley, Damon W, ed. Handbook of Child Psychology,: 99-166. 6th ed; vol 3.

Schneider KG, Hempel RJ, Lynch TR (2013), “That “poker face” just might lose you the game! The impact of expressive suppression and mimicry on sensitivity to facial expressions of emotion”, Emotion, Oct;13(5):852-66. doi: 10.1037/a0032847. Epub 2013 Jun 24.

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