Questa mano che stiamo per raccontarvi è l’esempio perfetto di un bluff articolato grazie a una suprema lettura del board.

Ovviamente il protagonista di questa giocata spettacolare non può che essere quel fuoriclasse immenso del texas hold’em che risponde al nome di Phil Ivey.

Siamo al Main Event delle WSOP del 2008 e Phil si trova in un three way pot con 8-9 off contro due avversari che giocano con A-K e K-K.; il flop cita 6s 10h Js e K-K punta 2.200 ricevendo il call di entrambi gli opponent. Al turn casca un bel Ks che regala un pericoloso set per Vu e apre un draw per Clark che gioca con l’asso di picche.

Ivey prende l’iniziativa dopo il check di A-K e betta 6.000 ricevendo il call di entrambi gli avversari che con i loro atteggiamenti regalano al nostro eroe altre importanti informazioni sulla loro mano.

Il piatto raggiunge quota 27.600 chips e al river viene giù un bellissimo Ac che permette a Phil di continuare il suo bluff piazzando inintelligente puntata che si aggira intorno al 40% del piatto.

Per gli avversari la puntata di Ivey è a tutti gli effetti una value bet e su un board così ricco di progetti chiusi regalare 12.000 non è assolutamente conveniente quindi entrambi i players passano a malincuore la loro mano.

Il thinking process che porta Ivey a piazzare questo bellissimo bluff parte sicuramente dal preflop, dove Phil avrà assegnato un range agli avversari e quando casca il K di picche al turn chiudendo diverse possibilità di draw capisce che è una scary card per i suoi oppo che non potranno arrivare al river su un board così pericoloso.

Siamo certi che se al river si fosse accoppiato il board Phil avrebbe capito che non sarebbe stato possibile continuare il proprio bluff e avrebbe give-uppato.

Si può imparare davvero tanto da questa mano, per chi ha voglia di iniziare a specializzarsi nei bluff guardare giocate come questa non può che aprire la mente a nuovi orizzonti.

E allora buona visione e ricordate che ogni carta che casca è un’occasione per cambiare la vostra mano!

 

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