Una delle armi nel nostro arsenale per preparare al meglio un bluff è il cosiddetto “floating” anche chiamato “bluff call”.

Per floating s’intende la tecnica attraverso la quale si sfrutta la propria posizione su un giocatore, il quale dopo un raise pre flop fa una cbet al flop per poi checcare al turn, quel check al turn sarà seguito da una nostra puntata per farlo foldare.

Molti si chiedono perché invece di chiamare in bluff non si opti già dal flop per un raise, il motivo è che un raise sul flop sarà spesso chiamato mentre diventare aggressivi sul turn con una bet sul check di oppo o addirittura con un raise sulla seconda pallottola sparata dall’avversario darà più credibilità alla nostra giocata.

Abbiamo preso come esempio una vecchia mano di Dario Minieri all’ EPT di Baden del 2007 che sui bui 5000/10000 apre da late position fino a 22000 con J10s e riceve il call di Thang dal BB con K10 off.

Il board cita 6c 9d 5s e il BB decide di uscire con una bet vicina al piatto manifestando una serie di tells che rivelano lo scarso valore della sua mano. Dario snasa subito la debolezza dell’oppo e floata la puntata senza pensarci 2 volte; al turn casca 8s e Thang, come era prevedibile checka, così Dario può piazzara la prima pallottola da 50000 su un pot di circa 150000.

La su decisione di puntare 1/3 del piatto deriva sicuramente dal board drawy che si presenta al turn, la strategia è quella di piazzare una puntata per pot controllare e, in caso non si chiudano progetti al river piazzare un’importante puntata per chiudere la mano.

Ed è proprio quello che succede, Thang infatti chiama il turn e checka nuovamente sul 5h che casca al river, così il nostro Dario piazza la sua importante puntata di 150000 che fa foldare l’avversario e mostra orgoglioso il suo bluff sbattendo le sue hole cards sul tavolo.

Una mano “scolastica” per apprendere al meglio il concetto di floating e di preparazione del bluff interpretando al meglio il board.

Buona visione!

 

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