È la proposta (ma anche l’allarme…) che lancia Edoardo Rixi, assessore regionale allo sviluppo economico. Sollevando un vespaio di polemiche.

Una proroga di un anno per evitare che il distanziometro provochi la chiusura di tanti piccoli esercizi e la perdita di migliaia di posti di lavoro.

La Regione Liguria è stata tra le prime ad adottare una normativa per limitare la diffusione del gioco, la legge varata nell’aprile 2012 prevedeva che tutti gli esercizi per installare le slot dovessero ottenere un’autorizzazione dal sindaco, e rispettare una distanza di almeno 300 metri da qualunque luogo sensibile.

Per i locali che già avevano slot al loro interno, la licenza si considerava rilasciata d’ufficio a prescindere dal rispetto delle distanze. Il titolo però aveva una durata di 5 anni. E a quel punto gli esercenti avrebbero dovuto rispettare in toto la legge.

Lo scadere dei 5 anni, però, è ormai imminente – dal prossimo 1° maggio gli esercenti dovranno avere le nuove autorizzazioni o rinunciare alle slot – e le associazioni di settorehanno intensificato gli incontri con gli esponenti politici, facendo leva proprio sulle conseguenze economiche dello stop. Secondo le stime che stanno circolando in queste ore, infatti, è a rischio un esercizio su 3, e si potrebbero perdere fino a 3mila posti di lavoro.

Numeri che evidentemente hanno messo in allarme Edoardo Rixi (Lega Nord, nella foto), assessore regionale allo sviluppo economico: «Nell’attuale quadro normativo se non troveremo una soluzione sono centinaia i posti di lavoro a rischio nel mondo delle slot».

Mentre Lorenzo Verona, consigliere dell’associazione Astro, ha sottolineato che la proroga sarebbe «una soluzione dettata dal buon senso, anche perché maggio è dietro l’angolo e la Regione Liguria deve decidere adesso come gestire il problema ».

Ma chiaramente la proposta ha provocato l’aspra reazione delle parti sociali e di diversi esponenti del mondo politico. La Consulta contro il gioco di Genova, e il coordinamento regionale di Mettiamoci in gioco hanno espresso «un’assoluta contrarietà» all’ipotesi di una moratoria. Per Elena Fiorini, assessora genovese alla Legalità, invece, «una proroga sarebbe vissuta come una presa in giro, una dimostrazione della politica che rimanda i problemi invece che risolverli».

Dello stesso avviso anche Lorenzo Basso, deputato ligure del PD e coordinatore dell’intergruppo parlamentare sul contrasto al gioco, secondo cui gli esercenti «non possono chiedere all’ultimo che le regole vengano cambiate. La Regione non si fermi: proprio ora che sta nascendo una riforma nazionale che lascia agli enti locali la possibilità di stabilire luoghi e orari, che riduce il numero delle slot e delle lotterie istantanee».

Per Paolo Pezzana, sindaco del Comune di Sori, poi, ci sono altri modi per sostenere gli esercenti: «Noi scontiamo la Tari a chi toglie le slot o non le installa».

E Pezzana si è appellato anche alla forza della collettività: «Se un esercizio è in difficoltà perché si è liberato di una macchinetta, si può mobilitare la comunità per aiutarlo, andando a comprare lì piuttosto che altrove. Prorogare invece i termini è come tenere aperta una fabbrica che inquina e uccide, per timore di perdere occupazione »

Articolo scritto da Gioel Rigido sul numero 21 del 14 marzo 2017 di Totoguida e Scommesse.

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