Dalla “due giorni” di convegno organizzata dall’Università di Salerno anche la proposta di una ricerca coordinata dal nostro Stefano Sbordoni.

«È la prima rivista scientifica sul gioco realizzata da una istituzione accademica. E sarà stampata, oltre che disponibile on line». Così Ornella De Rosa, presidente dell’Osservatorio internazionale sul gioco che fa capo all’Università di Salerno, presentando il primo numero di “Ludi universum”, nel corso della due giorni che si è tenuta come ogni anno a fine novembre nell’aula magna del campus universitario di Fisciano.

Oltre che di gioco pubblico, la rivista parlerà anche di sport e tempo libero. E si tratterà comunque di interventi di tipo accademico che potranno spaziare dalla storia all’economia, alla sociologia e fino all’antropologia. E di economia si è parlato, tra l’altro, nel corso delle due giornate salernitane, mettendo a confronto e analizzando la relazione tra gli aspetti legati al denaro e quelli etici, a cominciare da quelli che vengono definiti “costi sociali” dovuti alle conseguenze di tipo patologico, ai quali vanno accostati i ritorni economici per le migliaia di famiglie coinvolte nelle imprese di gioco.

Così come vanno valutati i comportamenti patologici insieme agli aspetti di gratificazione di chi gioca senza alcuna compulsione. «Si può anche essere ostili al gioco per ragioni etiche o politiche – ha detto ha detto Alessandro Aronica, vicedirettore dell’Agenzia dogane e monopoli – ma è importante che qualunque ragionamento si fondi su dati corretti e seri. E quando si legge sui giornali che il giro d’affari del settore è di 80 miliardi, non si tiene conto che la reale spesa è di 17 miliardi. Il resto torna ai giocatori come vincite».

Ma da sole le cifre possono portare fuori strada anche quando sono corrette ma incomplete. La crescita della spesa, per esempio, registrata dai Monopoli nel corso di questi anni, può mettere fuori strada se non si considera tutto il sommerso, il gioco illegale, che esisteva da molto prima.

«Il primo scandalo scommesse l’abbiamo avuto nel 1979- ha detto Roberto Fanelli, direttore dei Giochi all’Adm- il che vuol dire che si scommetteva molto già prima della legalizzazione di questo settore. Così come la rete dei videopoker e degli stessi siti di gioco on line. Le reti illegali hanno, comunque, ancora oggi una loro consistenza e rilevanza, e questo fenomeno trae anche beneficio dalle normative comunali e regionali che tendono a ridurre il gioco legale».

I provvedimenti delle autorità locali che hanno l’obiettivo dichiarato di ridurre le patologie da gioco riducendo le occasioni di gioco, secondo Fanelli avrebbero un effetto paradossale perché i limiti orari o le distanze si applicano al solo gioco legale. Che, in questo modo, lascerebbe spazio alle attività illegali, molto meno controllabili. Sembra, insomma, che sia facile individuare un obiettivo comune, ovvero il contrasto all’azzardopatia, ma non sia altrettanto facile trovare soluzioni efficaci.

Anche l’idea di eliminare le slot machine dalle tabaccherie può risultare, secondo Giorgio Pastorino che guida il Sindacato Totoricevitori Sportivi (STS), associazione di categoria, molto pericolosa perché spingerebbe i giocatori «nelle sale buie e isolate dove potrebbe non esserci un controllo adeguato; mentre i piccoli esercizi, frequentati anche da chi non è giocatore, costituiscono un deterrente agli eccessi proprio perché mantengono il giocatore all’interno di un contesto sociale che funziona come stabilizzatore ».

Si spinge ancora più in là l’avvocato Paolo Leone, specializzato nel settore del gioco, il quale ritiene che un eccesso di norme finisca con il rendere più difficile la loro applicazione:

«Bisogna semplificare e anche depenalizzare alcune sanzioni che sono anacronistiche e inutili, come quelle di natura amministrativo- burocratica e urbanistica. Rimarrebbero, ovviamente, le sanzioni, ma non si ingolferebbe la macchina della giustizia con procedimenti penali che risultano anche più lunghi e complessi. Le norme andrebbero sicuramente unificate e bisognerebbe recuperare la certezza che la competenza su questa materia appartiene allo Stato, per evitare che alla fine norme contraddittorie si rivelino inefficaci con un danno non solo per le aziende ma anche per chi ha diritto a giocare in maniera sicura, con la tutela dello Stato».

Le azioni sulle quali sembrano, comunque, essere tutti d’accordo, sono quelle di prevenzione sui giocatori a rischio e di assistenza per chi è già caduto nella patologia. E qui, in qualche modo, si chiude il cerchio: fare prevenzione, formare il personale dei locali che offrono gioco, assistere i ludopatici, sono tutte attività che comportano dei costi.

Che dovrebbero rientrare, comunque, nella economia del gioco: se questa attività produce degli introiti per le aziende e per lo Stato, è giusto che una parte venga destinata proprio al contrasto di tutti i problemi che ne possono derivare. E la soluzione potrebbe essere quella che in gergo giuridico si chiama “tassa di scopo”.Ovvero, una percentuale che il Fisco preleva destinandola a una certa finalità. Apparentemente una soluzione che metterebbe d’accordo un po’ tutti, ma che andrebbe verificata nella sua fattibilità.

«È sicuramente un’ipotesi interessante e già praticata sia in Italia che all’estero in vari ambiti, diversi da quello del gioco – dice Ornella De Rosa – e per questo, come Osservatorio, abbiamo pensato di fare una ricerca di tipo giuridico con la quale confrontare le varie esperienze e ricavarne indicazioni utili per i nostri legislatori». La ricerca sarà realizzata nei prossimi mesi da un gruppo di lavoro coordinato da Stefano Sbordoni, avvocato specializzato nel settore del gioco e storico collaboratore de La Scommessa TS.

«Siamo pronti a qualunque risultato – spiega Sbordoni – perché vogliamo anche verificare i casi nei quali, eventualmente, la tassa di scopo abbia dato esiti negativi. Studieremo le legislazioni di Regno unito, Paesi scandinavi, Spagna. L’obiettivo è di valutare un contesto europeo, perché poi dovremo fare riferimento al trattato dell’Ue. Quindi esempi di legislazioni fuori dall’Ue potrebbero rivelarsi interessanti ma incompatibili con la normativa comunitaria ».

Il gruppo comprende ricercatori italiani che hanno dei riferimenti accademici nei vari Paesi esteri che verranno studiati. L’indagine dovrebbe concludersi entro la prossima primavera.

Articolo scritto da Giampiero Moncada sul numero 95 del 02 novembre 2016 di Totoguida e Scommesse.

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