Partiamo col dire che il termine Small Ball deriva dal baseball (conquistare una base per volta), sport amatissimo in America e che rappresenta una tecnica pokeristica molto cara al grande Daniel Negreanu.

Come il nome ben fa intendere, consiste – a grandi linee – nel giocare tanti piccoli piatti, in numero più alto della media e cercare di vincere quindi tanti piccoli spot, sfruttando la posizione e avvalendosi sempre di piccoli raise.

L’idea di base è un po’ quella di “rubare” tanti piccoli piatti, con mani anche marginali, non ingrossarli e tentare di vincere senza andare allo show-down.

Va da sè che si tratta di una tecnica possibile da utilizzare in caso di deep stack, solo da giocatori bravi a giocare il post flop e che, di volta in volta, come sempre, bisognerà adattare la strategia agli avversari che abbiamo di fronte ma, in linea di massima, può essere capace di incrementare il nostro stack, se saputa mettere in pratica.

Il pro canadese ha dichiarato di essersi ispirato ad un altro player, Neil Longson, capace di illuminarlo su questa strategia di gioco e ne ha fatto l’argomento cardine del suo libro “Power Hold’em Strategy”.

L’importante, per chi utilizza questa tecnica, come detto prima, è riuscire a non far perdere valore alle nostre mani e a giocare bene post-flop.

Ad esempio se giocate AK con la tecnica del piccolo rilancio e mancate il flop, dovrete essere bravi a non far perdere valore alla mano e giocare bene le street successive: questo ci induce a considerare la tecnica dello Small Ball indicata particolarmente per i giocatori con più esperienza.

In defintiva possiamo asserire che, come in gran parte delle situazioni della vita, la verità e quindi la ragione, stanno nel mezzo.

Ciò significa che il bravo giocatore, dovrà essere comunque in grado di fondere le varie tecniche di gioco (Small e Long Ball) a seconda degli avversari e dello stack che ha di fronte ed utilizzare l’approccio giusto di volta in volta diverso.

Per concludere sulla tecnica dello Small ball, elenchiamo quelli che, secondo Negreanu, sono alcuni dei vantaggi di questa strategia di gioco:

  • si perderanno poche chips in media nei singoli colpi, tenendo il pot basso
  • si costruirà uno stack lentamente ma con costanza
  • si otterrà di avere un’immagine al tavolo di “maniac” con un ritorno in chips perché molti giocatori saranno disposti a pagare i nostri punti, non comprendendo le nostre mosse e risulteremo imprevedibili
  • il sapere da parte degli avversari che siamo in grado di giocare tutte le mani, ci permetterà di floatare moltissimi flop perché ogni carta caduta o che cadrà, potrebbe essere una carta che ci aiuta. Il tutto unito al fatto che saremo spesso in posizione e migliori di loro nell’interpretare il board, ci permetterà (rischiando sempre pochi gettoni tramite puntate piccole) di portare a casa numerosissimi pots.

Ora la nostra provocazione è questa: è davvero profittevole questa strategia di gioco del tenere sempre il piatto basso?

Soprattutto, è così semplice da attuare al tavolo specie postoflop?
Ai grinder la sentenza.

Articolo di Romina D’Agostino per Il Giornale del Poker

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