Il Consiglio Direttivo di Federgioco si è riunito oggi a Milano. Tra i temi trattati, si è discusso del segmento delle sale di “poker live”.

In tal senso si è deciso di richiedere al più presto un incontro con il Ministero degli Interni, con il Ministero dell’economia e delle Finanze al fine di realizzare un’attenta disamina dello stato dell’arte di tale segmento di gioco. Federgioco conferma così la nota sensibilità sul tema in coerenza con la posizione già assunta fin dal 2008.

Nel mirino una serie di circoli che hanno proposto montepremi garantiti molto alti.  Ma quante sono le sale da poker oggi in Italia?

Non si tratta certo di un settore limitato, visto che secondo una stima di Agimeg le sale arrivano fino a 600, anche se c’è da fare una differenza tra quelle con tanti tavoli aperti, che organizzano più tornei a settimana e quelle che invece hanno 1-3 tavoli e organizzano tornei con frequenza molto più rara.

Le prime, che rappresentano un mercato degno di nota, sono circa 300. Tra queste ce ne sono alcune, la punta della piramide, talmente grandi da far invidia ai casinò, con 10-20 tavoli, sms e social network protagonisti quando c’è da promuovere un torneo e per far pubblicità.

Questi poker club non agiscono certo nell’ombra (non si pensi alla bisca, visto che la bisca non ha un’insegna luminosa), danno lavoro anche a 20-25 persone tra i dealer, addetti alla sicurezza, al ricevimento, alla cucina e i floorman, “arbitri” che si occupano della regolarità del torneo (non gente improvvisata, ma formata nel tempo).

La loro distribuzione sul territorio non è certo omogenea. Sono meno di dieci in Piemonte, poco meno di venti in Lombardia. La Puglia e la Sicilia (lontane dai quattro casinò italiani) ne hanno qualcuna in più, mentre le grandi città come Roma e Milano hanno 6-7 sale in grado di garantire un palinsesto di tornei molto importante.

Queste sale propongono quindi qualcosa di proibito? Mai come nel caso dei tornei di poker la situazione è confusa. Dal 2009 le questure seguono una circolare ministeriale e intervengono a singhiozzo bloccando tornei e sequestrando locali. Poi la palla passa alla giustizia, che in più sedi, fino alla Cassazione, ha assolto gli organizzatori.

Si va avanti così da anni: le partite hanno inizio, si lanciano le attività che operano in un limbo fiscale e normativo con i gestori delle sale pronti a mettere in conto che prima o poi qualcuno delle forze dell’ordine bloccherà il tutto. E’ ovvio che nel corso degli anni molti proprietari dei circoli di poker hanno deciso di chiudere. Doveva essere una legge a far chiarezza.

La comunitaria del 2008 avrebbe dovuto disciplinare i tornei live di poker sportivo (online già si gioca, mentre live è possibile solo nei casinò), con una previsione di mille licenze (da 100mila euro ciascuna) e tasse al 3% sul giocato, ma l’intervento definitivo si è bloccato per un regolamento mai pubblicato dal ministero degli interni.

“Non siamo in grado di garantire la regolarità delle partite”, hanno fatto sapere da Aams e il risultato è che ora si gioca: a volte senza limiti, con regole fatte dalla casa e con un volume di denaro che lo Stato vede passare senza metter bocca.

Una situazione paradossale visto che spesso le sale slot e scommesse, con regolare licenza, si vedono negare il permesso di aprire perché le normative regionali si scontrano con quelle statali. La stesse regioni che hanno “mosso guerra” al gioco legale non hanno alzato un dito contro le sale da poker. Appare evidente che un mercato non regolamentato, non può essere controllato. L’unico punto di riferimento è quindi una sentenza della Corte di Cassazione.

“Il poker texas hold’em non è un gioco d’azzardo e pertanto non è reato organizzare dei tornei, dal momento che si tratta di un gioco in cui l’abilità prevale sull’alea”.

In pratica, un muro tra il poker sportivo e l’azzardo. Ad alzarlo è stata la Cassazione, che nel 2013 ha respinto il ricorso intentato dalla Procura di Alessandria riguardante il sequestro di un circolo in cui venivano organizzati tornei di poker con quote di iscrizione di 50 euro.

Con le sue caratteristiche quindi il torneo di poker, che permette al giocatore di sedersi al tavolo sapendo quanto spenderà (la quota d’iscrizione a un torneo), di non basarsi solo sulla fortuna ma anche sulla propria abilità e di aver il tempo di ponderare la propria giocata (visto che dal vivo i tornei durano anche qualche giorno) non è stato frenato per questioni di gioco patologico, ma più che altro per questioni di sicurezza e organizzazione.

Peccato che in tutto questo alcune sale (la punta della piramide) hanno cominciato aprire tavoli senza limiti di puntata,tornei con montepremi garantiti da centinaia di migliaia di euro, creando ambienti di gioco ben diversi da quelli del poker sportivo.

Articolo pubblicato su AGIMEG

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